Il Festival (non) diverso – parte 3

All’inizio di questa maratona sanremese avevo scritto, e lo pensavo davvero, che questo Festival era diverso dagli altri; forse unico nella storia di Sanremo. Ancora lo penso: un po’ la mancanza di fondi, un po’ la scelta degli artisti, un po’ la presenza di Mauro Pagani (poco noto al grande pubblico, ma musicista di eccelsa qualità) come direttore artistico…tutto lasciava intendere che questo Festival sarebbe stato diverso, particolare, forse irripetibile.

Tutto salvo che per un dettaglio: la scelta del vincitore.
Marco Mengoni, classe 1988, vincitore della terza edizione di X-Factor ha raggiunto il vertice della classifica di Sanremo. La sua canzone, L’essenziale, non è peggiore delle altre. E’ semplicemente una canzone da Sanremo, di quelle che dopo qualche mese nessuno ricorda. Eppure era scritto che dovesse vincere Marco Mengoni oppure Annalisa, oppure Chiara Galiazzo. Loro sono infatti, a vario titolo, vincitori dei più disparati talent-show, quei palchi che si spacciano per « fucine di nuovi talenti ».  Ma saper cantare è un conto, avere talento è ben altra storia. Marco Mengoni ha una voce gradevole, non canta certamente male e le sue canzoni sono ascoltabili. In parole povere, tutto quello che serve per vincere Sanremo.
Premiare Marco Mengoni, al di là della bontà della sua prestazione, vuol dire in sostanza dare continuità alla classica formula di Sanremo che ormai vuole che si premino i cantanti provenienti dai reality-show. Prima di Marco Mengoni era toccato infatti ad Emma nel 2012, a Marco Carta nel 2009 ed altri ancora si sono succeduti sul podio, per poi essere rapidamente dimenticati.
Insomma, in fin dei conti il Festival ha cambiato la facciata ma non il suo concetto di base, ed è un peccato perché sarebbe stata un’ottima occasione.
La consolazione è che Elio e le storie tese, la miglior canzone ed il miglior gruppo sul palco, hanno raggiunto facilmente il secondo posto e fatto incetta di premi (premio della critica e miglior arrangiamento). Segno che evidentemente le orecchie del pubblico e della giuria non sono ancora totalmente incapaci di apprezzare della musica ben suonata, ma semplicemente la loro è una scelta « obbligata » dalle circostanze.
Un vero peccato!
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Giovanni Canzanella

Giovanni Canzanella

Redacteur et webmaster de RADICI

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