Ci sono territori che mettono in difficoltà chi prova a raccontarli.
Non perché manchi la materia, ma perché non accettano scorciatoie narrative, immagini facili, sintesi rassicuranti. Il Molise appartiene a questa categoria. Non si offre come simbolo, non concentra, non semplifica. È una terra che obbliga a spostarsi, a collegare, a capire come le cose funzionano nel tempo, più che come appaiono.
Di questo territorio, fino ad oggi, RADICI non aveva ancora parlato. Non per disattenzione, ma perché mancava lo sguardo giusto.
Questo numero nasce da quello sguardo ritrovato. Da un’Italia che non si è costruita solo intorno a capitali, monumenti o centri dominanti, ma attraverso passaggi, equilibri instabili, adattamenti continui. Mare e Appennino, tratturi, minoranze linguistiche, città senza monumentalità, mestieri che durano senza diventare marchio: il Molise diventa così una chiave di lettura, non un’eccezione.
E quella chiave apre porte che vanno ben oltre la geografia.
Perché, guardando da vicino questi paesaggi, emerge una domanda che attraversa tutto il numero: come si esercita il potere, e soprattutto come viene raccontato.
La storia della giustizia italiana, al centro di questo numero, mostra quanto a lungo il potere abbia cercato di sottrarsi al giudizio, trasformando l’eccezione in sistema e l’impunità in consuetudine. Non è un tema tecnico, né riservato agli addetti ai lavori: riguarda il rapporto profondo tra Stato e cittadini, tra legge e fiducia, tra memoria storica e presente politico.
Lo stesso vale per la riflessione sul fascismo. Non come capitolo chiuso, ma come nodo mai davvero sciolto. La difficoltà dell’Italia a fare i conti con il proprio passato autoritario, a giudicarlo fino in fondo, continua a produrre effetti nel modo in cui il potere si rappresenta, si giustifica, si assolve. La storia, quando viene addomesticata, smette di essere un antidoto e diventa un alibi.
In un altro registro, ma non su un altro piano, si colloca il tema della parità tra uomini e donne. Nell’intervista alla scrittrice Francesca Cavallo, non si tratta di una contrapposizione ideologica, né di una guerra di ruoli, ma di una questione più radicale: il modo in cui i privilegi strutturano le esistenze, spesso anche di chi ne beneficia. Parlare di parità significa interrogare un sistema che produce disuguaglianze, rigidità, sofferenze condivise, e chiedersi se non sia il momento di rendere obsolete, e non solo combattute, certe forme di potere.
Anche San Francesco, il santo patrono dell’Italia, di cui ricorrono quest’anno gli ottocento anni dalla nascita, riletto attraverso lo sguardo storico di Alessandro Barbero, rientra in questo discorso. Ogni epoca ha cercato di farsene un’immagine su misura, spesso smussandone gli spigoli, neutralizzandone la radicalità. È una dinamica antica e ricorrente: ciò che nasce come rottura, come messa in discussione dell’ordine esistente, viene in seguito recuperato dal potere, a patto di essere reso compatibile, inoffensivo, rassicurante.
Poi c’è il teatro, le maschere, il riso di Dario Fo, a cent’anni dalla sua nascita, che ricordano invece che esiste un’altra possibilità: non affrontare il potere frontalmente, ma smontarlo, renderlo visibile, esporne il ridicolo. Una tradizione che non serve a intrattenere, ma a disturbare, e che continua a interrogare il presente.
Infine, il cibo. Non come ornamento, ma come racconto concreto di frontiere, scambi, sopravvivenze. Cucine nate dall’incontro, dal riciclo, dall’adattamento. Anche qui, nessuna identità pura, ma trasformazioni continue.
RADICI continua a muoversi in questo spazio. Non per complicare il mondo, ma per non tradirlo.
E in un tempo che chiede risposte rapide e posizioni nette, questo numero sceglie la profondità, la storia lunga, la responsabilità dello sguardo.
È da lì che si può ancora pensare il futuro.
Rocco Femia
Rocco Femia, éditeur et journaliste, a fait des études de droit en Italie puis s’est installé en France où il vit depuis 30 ans.
En 2002 a fondé le magazine RADICI qui continue de diriger.
Il a à son actif plusieurs publications et de nombreuses collaborations avec des journaux italiens et français.
Livres écrits : A cœur ouvert (1994 Nouvelle Cité éditions) Cette Italie qui m'en chante (collectif - 2005 EDITALIE ) Au cœur des racines et des hommes (collectif - 2007 EDITALIE). ITALIENS 150 ans d'émigration en France et ailleurs - 2011 EDITALIE). ITALIENS, quand les émigrés c'était nous (collectif 2013 - Mediabook livre+CD).
Il est aussi producteur de nombreux spectacles de musiques et de théâtre.










