ROCCO FEMIA

Nelle ultime settimane, la politica italiana ha offerto uno spettacolo ormai quasi abituale: dimissioni governative senza conseguenze concrete, aggiustamenti presentati come soluzioni, responsabilità che si diluiscono negli equilibri interni. Nulla di eccezionale, in fondo. Nulla che segni davvero una rottura. Ed è forse proprio questo il problema.

Ciò che colpisce oggi non è lo scandalo, ma l’assenza di un limite chiaro. Tutto sembra poter essere assorbito, spiegato, riformulato. Come se la questione non fosse più stabilire se un comportamento è accettabile, ma soltanto se resta gestibile.

Un tema che si pensava relegato al passato riaffiora: la “questione morale”. Non come slogan o riflesso nostalgico, ma come chiave di lettura. Non riguarda la virtù dei singoli, ma la solidità di un quadro comune. Una democrazia non si fonda solo sulle regole: si regge su limiti riconosciuti, condivisi, difesi.

Leggendo questo numero di RADICI, questa domanda assume una risonanza più ampia.

Gli ottant’anni della Repubblica italiana ricordano che una democrazia non nasce da uno slancio puro, ma da un compromesso difficile, costruito nell’urgenza e nella divisione. Un’origine che aiuta a spiegare alcune fragilità persistenti: un rapporto incerto con lo Stato, la difficoltà a tracciare limiti chiari, la tendenza a comporre più che a decidere.

Padova, dal canto suo, racconta tutt’altro: una città in cui il sapere si radica nel tempo lungo, in cui la trasmissione continua a dare forma al presente. A suo modo, dimostra che una società resiste anche per ciò che sceglie di costruire con pazienza.

In un altro registro, le parole raccolte da RADICI esprimono la stessa esigenza. Di fronte all’eliminazione dell’Italia dal Mondiale, Dino Zoff, ex calciatore e allenatore, non cerca alibi: «Se succede tre volte, vuol dire che te lo meriti». Un modo diretto per ricordare che la responsabilità non si spiega: si assume. Gonzalo Quesada, commissario tecnico della nazionale italiana di rugby, parla invece di lavoro, di crescita, di limiti da non aggirare — di quell’idea semplice per cui nulla di solido si costruisce senza disciplina e coerenza.

E poi c’è la parola di don Luigi Ciotti: non cerca equilibrio, taglia. Dire che benedire un carro armato è una bestemmia non è una provocazione, ma affermare che esistono ancora linee che non possono essere oltrepassate senza snaturare ciò che si pretende di difendere.

Anche le pagine dedicate alla cucina e all’evoluzione dei consumi in Italia si inseriscono in questa lettura. Raccontano un rapporto con il reale: quello di una cultura capace di trasformare la necessità in sapere, e quello di una società passata dalla penuria all’abbondanza, fino a rischiare, a volte, di perderne il senso.

Il filo è lo stesso: non riguarda soltanto la politica, ma la responsabilità. La domanda, dunque, non è se la questione morale sia tornata. Non se n’è mai andata.

La vera domanda è se siamo ancora capaci di riconoscere i limiti tra ciò che è accettabile e ciò che non lo è — e soprattutto di farli rispettare. Perché una democrazia non si indebolisce solo nelle crisi. Si indebolisce quando nessuno sa più, con chiarezza, dove finisce ciò che è accettabile.

R.F.

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Rocco Femia, éditeur et journaliste, a fait des études de droit en Italie puis s’est installé en France où il vit depuis 30 ans.
En 2002 a fondé le magazine RADICI qui continue de diriger.
Il a à son actif plusieurs publications et de nombreuses collaborations avec des journaux italiens et français.
Livres écrits : A cœur ouvert (1994 Nouvelle Cité éditions) Cette Italie qui m'en chante (collectif - 2005 EDITALIE ) Au cœur des racines et des hommes (collectif - 2007 EDITALIE). ITALIENS 150 ans d'émigration en France et ailleurs - 2011 EDITALIE). ITALIENS, quand les émigrés c'était nous (collectif 2013 - Mediabook livre+CD).
Il est aussi producteur de nombreux spectacles de musiques et de théâtre.