ROCCO FEMIA

Dell’Italia abbiamo spesso già troppe immagini in testa. Questo numero prova a guardare un po’ più in là dove uno meno se lo aspetta.  Firenze ne offre qui una bella dimostrazione. Crediamo di conoscerla: la cupola, il David, Ponte Vecchio, le Gallerie degli Uffizi. Poi basta spostare lo sguardo di qualche metro perché appaia un’altra città: una buchetta del vino, una pietra dimenticata, un volto inciso su un muro, il segno lasciato dall’Arno nel 1966. E all’improvviso Firenze smette di essere una scenografia. Torna a essere una città.

Gli Uffizi ci riportano poi a Lorenzo il Magnifico, attraverso una mostra – Magnifico 1492 –che permette di avvicinare l’uomo dietro la figura storica. Anche qui, si tratta meno di aggiungere prestigio a Firenze che di ritrovare ciò che si nasconde dietro immagini diventate fin troppo familiari. E tanto meglio. Le epoche diventano sempre più interessanti quando smettiamo di lucidarle.

Se a Firenze bisogna guardare con occhi diversi ciò che abbiamo già sotto gli occhi, a Messina l’Italia guarda da centosessant’anni ciò che ancora non esiste: il ponte sullo Stretto. Un’opera diventata, a forza di annunci, quasi un personaggio nazionale. È stato promesso, abbandonato, rilanciato, ricalcolato. Non è più soltanto un’opera da costruire. È un banco di prova: quello della capacità dello Stato italiano di rendere ancora credibili le proprie promesse.

Dai ponti ai banchi di scuola. Questa volta abbiamo voluto offrire una sorta di istruzioni per l’uso della scuola italiana, mettendola a confronto con quella francese. E inevitabilmente la questione del merito non è mai molto lontana. L’Italia orienta presto, ma lascia ancora ampiamente aperte le porte dell’università, senza una selezione troppo drastica; la Francia seleziona maggiormente a monte e organizza questa selezione con un’efficienza burocratica di cui Parcoursup è diventato il simbolo. In entrambi i casi, la domanda resta la stessa: quale possibilità lasciamo a chi matura più tardi, sbaglia strada o non riesce subito a entrare nelle caselle giuste? È qui che le cose diventano più interessanti delle classifiche.

Cambiare sguardo è anche ciò che propone il cinema quando si sofferma sulla cucina. Sul grande schermo, un piatto italiano raramente è innocente. Racconta la fame, la classe sociale, la famiglia, l’esilio, a volte persino più di un dialogo.

Da Totò a Alberto Sordi, da Marco Ferreri ai Soprano, la tavola diventa così un modo per leggere l’Italia mentre cambia. E il cinema, passando da una scena all’altra e da una tavola all’altra, finisce per raccontare molto più del menu: racconta un Paese, le sue trasformazioni, le sue partenze, le sue memorie.

Nel frattempo, la cucina è diventata patrimonio, identità, orgoglio, talvolta persino religione domestica. La Sicilia lo mostra molto bene: una caponata, un arancino o una cassata non sono mai così “tradizionali” come immaginiamo. Dietro ogni ricetta ci sono conquiste, povertà, sostituzioni, contaminazioni. La tradizione italiana è spesso meno pura di quanto ami raccontarsi, Ed è proprio questo a renderla viva.

Il fotografo Claude Nori, dal canto suo, spinge il gioco ancora più lontano. Il suo libro La Dolce Vista mostra quanto il suo sguardo superi i confini: alcune immagini non sono state nemmeno scattate in Italia. Eppure l’Italia si riconosce. Non tanto nei luoghi, quanto nel modo di guardarli.

In fondo, questo numero non cerca di rinchiudere l’Italia dentro una definizione. Preferisce seguirla là dove sfugge alle evidenze. Firenze sotto il fango, Messina ancora sospesa a un ponte promesso da centosessant’anni, la scuola divisa tra merito e selezione, il cinema che fa della tavola una memoria, Claude Nori che trasforma il desiderio in paesaggio.

Ed è proprio lì che RADICI ama guardare: nello scarto tra ciò che l’Italia mostra, ciò che racconta di sé e ciò che lascia intravedere quando ci si ferma un po’ più a lungo. Forse è meno spettacolare, ma è lì che diventa vera.

R.F.

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Rocco Femia, éditeur et journaliste, a fait des études de droit en Italie puis s’est installé en France où il vit depuis 30 ans.
En 2002 a fondé le magazine RADICI qui continue de diriger.
Il a à son actif plusieurs publications et de nombreuses collaborations avec des journaux italiens et français.
Livres écrits : A cœur ouvert (1994 Nouvelle Cité éditions) Cette Italie qui m'en chante (collectif - 2005 EDITALIE ) Au cœur des racines et des hommes (collectif - 2007 EDITALIE). ITALIENS 150 ans d'émigration en France et ailleurs - 2011 EDITALIE). ITALIENS, quand les émigrés c'était nous (collectif 2013 - Mediabook livre+CD).
Il est aussi producteur de nombreux spectacles de musiques et de théâtre.